La malocclusione, intesa come contatto instabile tra le arcate dentarie, può essere molto tollerata da un non-atleta e invece avere effetti negativi importanti su un atleta. Si badi, non ci riferiamo alla malocclusione “canonica” dei denti storti o dei denti in fuori, ovvero alla famosa classificazione di Angle delle malocclusioni. Pensiamo invece a tutte quelle situazioni fisio-patologiche in cui quando si chiude la bocca non si verifica subito un contatto simultaneo e uniforme su tutti i denti, ma contatti isolati che “spiazzano” la mandibola in un’altra posizione in cui i denti si  toccano in modo diffuso.

Questa condizione è molto spesso tollerata dal soggetto normale perché abitualmente i denti non sono in contatto, tra le arcate c’è il cosiddetto free way space che può essere più o meno ampio a seconda delle caratteristiche muscolari individuali e variabile nel corso della giornata nello stesso individuo. Se andiamo ad approfondire i denti si toccano solo quando si deglutisce, ovvero tre o quattro volte al minuto per un totale di circa 40 minuti al giorno e nemmeno quando si mastica i denti vengono in contatto in modalità diffusa, per il semplice fatto che a interporsi c’è sempre il bolo alimentare. Quindi un contatto deflettente (si chiama così) della posizione mandibolare viene generalmente ben tollerato, al punto di non causare necessariamente il cosiddetto Disordine Cranio-Mandibolare (o Sindrome algico-disfunzionale dell’articolazione tempero-mandibolare).

In un atleta è diverso. In un cestista é diverso, perché le situazioni in cui i denti si serrano alla ricerca del contatto diffuso durante gli allenamenti e le partite sono molto più frequenti.

Nei cestisti (e negli atleti in generale), il serramento si verifica molto più frequentemente durante l’attività sportiva per due motivi:

  1. Stress: così come nella vita quotidiana lo stress determina il serramento dei denti, allo stesso modo possono causarlo lo stress da partita o quello da allenamento intenso.
  2. Resa muscolare complessiva: il reclutamento dei muscoli masticatori e il conseguente serramento consente all’atleta di reclutare il massimo numero di energie prima dell’azione cui corrisponde l’apertura, l’esplosione dinamica.

Quest’ultimo punto é molto importante, perché il serramento iniziale si verifica – per esempio – quando il cestista carica per andare a rimbalzo, o in una palla contesa, o prima di un tiro in sospensione, o sul primo passo. Come per esempio capita al tennista prima del colpo tra apertura e impatto sulla palla, al quale segue l’emissione di un gemito con apertura della bocca ed espirazione.

Indiana Pacers at Washington Wizards
Osservando i volti si apprezza il giocatore dei Pacers in serramento ancora alla ricerca della presa e l’atleta dei Wizard in possesso del pallone e in fase di apertura dopo il serramento prodotto nel massimo sforzo.

Ma cosa può succedere in queste situazioni se esiste una malocclusione che determina un contatto deflettente che porta la mandibola a scivolare durante il serramento verso una nuova posizione? Succede che il serramento si compie più lentamente e con un coinvolgimento asimmetrico dei muscoli masticatori (si veda la figura seguente). E questo può avere l’effetto di rallentare l’azione e renderla meno performante. 

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L’esame del carico durante il serramento in un soggetto con malocclusione (dx) e con occlusione equilibrata (sn)
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Il reclutamento dei principali muscoli masticatori (masseteri e temporali anteriori) durante il serramento in un soggetto con malocclusione (dx) e con occlusione equilibrata (sn)

Per chiarire cosa accade, prendo a prestito le parole del Dott. Edoardo Bernkopf secondo cui durante il serramento legato al reclutamento delle energie, se si verifica un pre-contatto dentale dovuto alla malocclusione, è come se l’atleta scivolasse sul piede d’appoggio nel momento più importante.

È naturale che non tutti gli atleti, e non tutti i cestisti in particolare, siano condizionati da ciò, ma approfondire la questione da parte di chi è dedito ad attività agonistica di alto livello, è assolutamente consigliabile. Anche perché gli ausili strumentali di cui disponiamo oggi, possono rendere molto semplici la diagnosi e l’eventuale terapia.

Gianluigi Fiorillo

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