Come si evidenzia nella prima parte del post, lo psicologo dello sport può utilizzare, tra le tante tecniche a disposizione, anche il test sociometrico di Moreno, per esplorare in modo più approfondito, la struttura relazionale del gruppo sportivo con il quale si trova a lavorare.


Nella fattispecie riporto il caso di un esperienza formativa diretta con una squadra giovanile di basket femminile, della società Integris Elite di Roma, che ha da pochi mesi iniziato una collaborazione con lo psicologo sportivo, al fine di migliorare il livello di prestazione attraverso una costante attenzione alle dinamiche affettive del gruppo, finalizzato a mobilitare le risorse individuali per la costruzione della coesione e di un clima positivo.

Tale progetto d’intervento si è basato – sin dalle prime battute – su una stretta collaborazione con il Coach, considerato in chiave sistemica un elemento dialogico fondamentale per lo sviluppo delle potenzialità insite nella squadra. Al Coach, infatti, non si richiedono solo competenza tecniche, ma soprattutto skills affettive: la sua prospettiva d’osservazione non solo è in grado di cogliere la struttura e il fluire delle relazioni, ma egli partecipa attivamente alla co-costruzione dei significati che si determinano all’interno della cornice comunicativa del gruppo. La realtà è relazione e interazione tra sistemi. Come ci ricorda il principio di indeterminazione di Heisemberg, mutuato dalla fisica quantistica, l’osservazione oggettiva non esiste, perché l’osservatore del sistema, modifica il fenomeno osservato.

Tutto questo per dire che il ruolo del coach condiziona enormemente gli equilibri di una squadra e può contribuire a modificare i ruoli che in essa si determinano.

Ovviamente l’allenatore si fa un’idea personale su quali siano gli atleti più bravi, più popolari e amati, capaci di catalizzare le simpatie del gruppo, individua le personalità più carismatiche alle quali si riconosce una funzione di leadership, così come può individuare la presenza di sottogruppi dove si possono celare casi di isolamento o di atleti rifiutati. A volte, però, può sottovalutare o distorcere la complessità degli assetti relazionali che cambiano nel tempo e subiscono continui rimaneggiamenti.

In questo caso si è pensato in accordo con il coach, di esplorare in modo più dettagliato i legami e i canali di influenza della squadra di basket femminile da lui allenata, attraverso una sorta di fotografia nel qui ed ora delle dinamiche gruppali.

La somministrazione del sociogramma è stata preceduta da una serie di incontri settimanali volti a definire il ruolo della psicologa all’interno del gruppo, stimolando le atlete ad una riflessione sulle fantasie, immagini mentali e rappresentazioni che orientano il loro vissuto nei confronti delle componenti emotive, tracciando una stretta correlazione tra pensiero e azione.

Le atlete, che si trovano in un fase adolescenziale dello sviluppo, si sono dimostrate particolarmente interessate a capire meglio la loro relazione con l’allenatore, evidenziando i punti di forza e gli aspetti critici del loro rapporto con il coach. Attraverso il confronto fra l’immagine percepita dell’allenatore e quella idealizzata (descrivi il tuo allenatore/descrivi l’allenatore che vorresti), incrociata con la definizione di sè da parte dell’allenatore e la dimensione idealizzata (come sono come allenatore/l’allenatore che vorrei essere), si è potuto dar voce ai loro vissuti, facendo emergere in modo più consapevole alcuni nodi conflittuali nel rapporto col mister, derivanti da stili di comunicazione disfunzionali.

In questo senso fondamentale si è rivelata la disponibilità del coach a mettersi in discussione, in un confronto aperto e diretto con le atlete, che hanno potuto dare nuovi significati ad una serie di comportamenti che in passato avevano causato tensioni nella squadra.

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Stabilita questa piattaforma di lavoro,si è passati alla somministrazione del test sociometrico di Moreno, in una versione adattata al gruppo sportivo, con l’obiettivo di visualizzare i vari ruoli presenti nel gruppo (leader, gregario, isolato, rifiutato) e offrire al tecnico uno strumento per intervenire con scelte metodologiche appropriate e interventi più mirati.

Il test risulta relativamente semplice e di facile somministrazione: le atlete devono rispondere ad alcune domande relative a tre aree (area tecnica- area personale- area sociale), con tre alternative di risposta, in un contesto tranquillo (nel mio caso abbiamo utilizzato lo spogliatoio della palestra), in modo anonimo, alla presenza della psicologa, che ha il compito  di chiarire eventuali dubbi e far rispettare la correttezza delle procedure (non si copia dalla compagna e non ci si mette d’accordo sulle risposte da dare!!).

Ebbene l’ elaborazione dei punteggi ottenuti attraverso la matrice sociometrica ha evidenziato la presenza di una leader della squadra con un elevato numero di scelte da parte di tutto il gruppo e nessun punteggio negativo, alla quale vengono riconosciute elevate competenze sie nell’area tecnica che in quella personale e sociale, attribuendole caratteristiche di simpatia e di affidabilità.

Esiste poi un nutrito sottogruppo di atlete con funzione di gregari, con competenze riscontrate in particolare nell’area affettiva, che possono svolgere la funzione di ponte (point bridge) per quanto concerne il collegamento relazionale tra i vari sottogruppi all’interno della squadra.

Infine si evidenzia un sottogruppo di atlete con elevata presenza di rifiuti che si concentrano nell’area tecnica e in quella sociale.

A fronte di queste analisi, l’allenatore può innanzitutto verificare la bontà delle sue percezioni sugli assetti relazionali della squadra (ricevendo conferme da alcuni risultati o mostrando stupore per la posizione occupata da alcune allieve all’interno del sociogramma) e successivamente, lavorare in modo più mirato affinché le situazioni di isolamento o di rifiuto possano reintegrarsi all’interno del gruppo a favore di una maggiore coesione e spirito di squadra.

Immaginiamo quanto tutte queste informazioni possano essere utili all’allenatore nel momento in cui debba prendere delle decisioni su chi schierare in campo durante una partita, su quali atlete puntare per aumentare l’agone, incoraggiando non solo le ragazze con funzioni di leadership, ma anche quelle con il ruolo di gregari (cultura del followership), indispensabili per gli aspetti di collaborazione e sostegno.


Il presupposto di questo approccio si basa sulla convinzione che la prestazione sportiva sia fortemente condizionata dallo “stato di salute psichica” della squadra e che qualunque intervento psicologico in ambito sportivo debba accogliere e tutelare i vissuti e le emozioni delle atlete, valutandone di volta in volta le diverse esigenze e peculiarità.

Giovanna Ungania, Psicologa dello Sport


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